Ancora Cielo
Lo spettacolo “Cielo” sta per approdare a Roma, il 26 maggio all’Auditorium Pio di Via della Conciliazione. Trepida attesa
ps. l’ingresso è meravigliosamente gratuito
Giovanni Passannante
C’è un piccolo teatro a Roma, nel quartiere Testaccio in via Luca della Robbia che si chiama Cometa Off dove da stasera un bravissimo attore (bravissimo è un aggettivo comune, lui meriterebbe aggettivi meno consueti e più rappresentativi dell’emozione che provoca) che risponde al nome di Ulerico Pesce, mette in scena un suo testo - e la sua regia - dal titolo “L’innaffiatore del cervello di Passannante”. Tra parentesi sotto il titolo si legge “l’anarchico che cercò di uccidere Umberto I di Savoia”.
Io ci sono stata questa sera: quel testo, come è stato recitato, mi hanno commossa; la storia mi ha fatto riflettere, tanto, sulle ingiustizie passate, di un tempo remoto come quello di Giovanni Passannante, i cui resti, cervello e cranio, sono esposti ancora oggi, dopo oltre cento anni - ma non sembra incredibile? -al museo di criminologia di Roma.. ingiustizie di un passato recente come quello di Carlo Giuliani e i fatti di Genova (la similitudine tra Passsannante e Carlo Giuliani fatta nel testo di Ulderico e la presenza in sala della mamma del ragazzo ucciso a Genova hanno reso ancor più forte il tutto)..
Andate, se siete a Roma, anche solo di passaggio, a vedere e a partecipare, anche attivamente alla storia di questo anarchico che ancora oggi non ha diritto ad una degna sepoltura, non ha diritto ad essere riscattato. Andatelo a vedere e commuovetevi come ho fatto io, attraverso la passione e il convincimento di Ulderico Pesce, che ha messo a disposizione, per questa nobile causa, tutti i suoi sforzi, tutto il suo talento. Andatelo a vedere e firmate anche voi come ho fatto io la petizione per seppellire i resti di Passannante. Andatelo a vedere e ne uscirete arricchiti di una storia che non si può non sapere, perchè non conoscerla significa essere dalla parte di chi ha commesso tante e tali ingiustizie.
E’ in scena fino all’11 marzo, al Cometa off di Testaccio a Roma.
Vi abbraccio
Ops
Io di più non posso darti.
Non sono che quello che sono
Ah, come vorrei essere sabbia, sole, in estate!
Che tu ti distendessi
riposata a riposare:
che andando via tu mi lasciassi
il tuo corpo, impronta tenera,
tiepida, indimenticabile.
E che con te se ne andasse
sopra di te, il mio bacio lento:
colore,
dalla nuca al tallone,
bruno.
Ah, come vorrei essere
vetro, tessuto, legno,
che conserva il suo colore
qui, il suo profumo, qui,
ed è nato tremila chilometri lontano!
Essere
la materia che ti piace,
che tocchi tutti i giorni,
che vedi ormai senza guardare
intorno a te, le cose
- collana, profumi, seta antica -
di cui se senti la mancanza
domandi: “Ah, ma dov’è?”
Ah, e come vorrei essere
un’allegria fra tutte,
una sola,
l’allegria della tua allegria!
Un amore, un solo amore:
l’amore di cui tu ti innamorassi.
Ma
non sono che quello che sono.
(Pedro Salinas, la voce a te dovuta)